Banksy… solo banalità per idioti?

#Tendenze d’immagine di Gianfranco Maccaferri

È l’ignoranza, l’incultura popolare sull’arte a fare di Banksy una celebrità o è il “sentire” politico/sociale del nostro tempo che ama la semplificazione di temi complessi e divisivi?

Poniamoci delle domande:

  • perché un contenuto banale piace a tutti? la banalizzazione è davvero la cifra della attuale comunicazione?
  • perché piace tanto chi si nasconde… chi non ci mette la faccia?
  • perché il mistero su chi è un autore occupa pagine intere dei quotidiani di mezzo mondo?
  • perché il figurativo fumettista che sintetizza le contraddizioni di una situazione sociale esasperata, ha più consensi di cento manifestazioni di protesta?
  • perché la semplificazione estrema e la banalizzazione di un argomento complesso e di complicata soluzione coglie il “sentire” popolare e fa proseliti ovunque?

Il contenuto che propone Banksy, se fosse espresso in parole e non in disegno, sarebbe:

  • voglio la pace nel mondo!
  • tra i ragazzi israeliani e palestinesi deve vincere l’amore e non l’odio!
  • voglio un mondo non inquinato, sono le fabbriche che ci fanno ammalare lentamente!
  • serve la bellezza e non quartieri alienanti!
  • che triste sapere che tanti bambini non hanno un futuro!
  • l’uomo è libertà e non un soldato con le armi pronto a uccidere un altro uomo!
  • che bello quando si era bambini curiosi del mondo degli adulti!
  • eccetera…eccetera…eccetera!

Le banalità di Banksy sono queste, banalità rappresentate con disegni semplici sui muri significativi per l’argomento di volta in volta affrontato.

Per chi ha memoria, sono rappresentazioni vecchie nel loro significato: negli anni sessanta i ragazzi mettevano dei fiori nelle bocche dei cannoni… e Banksy oggi propone esattamente la stessa immagine!

Così come gioca con stili grafici copiati da fumetti e pubblicità degli anni cinquanta e sessanta, quindi consapevolmente usa un estetica che fa parte della cultura visiva di tutti, dal più colto all’analfabeta.

Tutto questo fare “arte”… e tutto questo giocare e irridere il mondo dell’arte, dove lo collochiamo? Giustamente nei social-network popolari… e così Banksy diventa l’apoteosi di follower e dei “mi piace” con cuoricini.

Ma Banksy constata sui social (appunto): “Nonostante sia il più grande e prestigioso evento del mondo dedicato all’arte, la Biennale non mi ha mai invitato.”

Qualche critico d’arte che scrive sui giornaloni che fanno opinione o che partecipa a trasmissione televisive molto seguite… ha voglia di dedicare dieci minuti di tempo e spiegare a tutti il perché?

O non ne vale proprio la pena e lo si lascia nella sua popolare ludica presuntuosità?

Su Banksy avevo già scritto (qui) e mi domandavo se era pop o solo spazzatura per idioti… partendo da due illustri commenti:

Artisticamente Banksy rappresenta sicuramente la banalizzazione della cosiddetta critica istituzionale. «Il suo lavoro sembra incredibilmente intelligente agli idioti» lo disse nel 2006, sul Guardian, Charlie Brooker.

Se 12 anni dopo l’editoriale lucido e incazzato del povero Brooker, il lavoro di Banksy continua a funzionare, e anzi ha raggiunto un valore economico ai tempi insospettabile, è forse perché gli idioti sono sempre la maggioranza e perché adorano sentirsi intelligenti (ma solo un po’, non troppo)” così scriveva nel 2018 Clara Mazzoleni

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.