L’Homo sapiens-sapiens italico e il giovane Seid

di Gianfranco Maccaferri

Le tante etnie e le loro incredibili sfumature di colori a volte intensi altre tenui, i diversi tratti somatici, le infinite fisicità, le gestualità così differenti che divergono e si distinguono, ecco… tutto questo è l’estetica, è l’esteriorità dell’Homo sapiens sapiens oggi.

Homo sapiens sapiens significa uomo molto sapiente o uomo molto intelligente.

Egli è comparso circa 35.000 anni fa in Africa.

Tutti noi siamo Homo sapiens sapiens, quindi tutti noi siamo uomini molto sapienti e intelligenti e tutti, ma proprio tutti, siamo di origine africana.

In 35.000 anni da migranti in tutte i territori esistenti ci siamo lentamente ma inesorabilmente allontanati, separati, frammentati e poi temuti e invidiati.

L’Homo sapiens sapiens iniziò a differenziarsi nella struttura ossea, nei capelli e nella pelle in modo da adattarsi alle diverse condizioni ambientali riuscendo così a popolare tutta la terra.

Tuttavia ogni singolo uomo ha sempre lottato, come molti altri mammiferi fanno, per la sopravvivenza, il cibo, il miglioramento della specie e per giungere al comando sul suo branco.

Ogni branco umano ha poi difeso il proprio territorio dall’invasione da altri branchi ma si è anche distinto per la qualità dei manufatti e l’organizzazione sociale che si è dato.

E così gli Homo sapiens sapiens si sono sempre più differenziati tra loro, oltre che fisicamente per le oggettive condizioni ambientali in cui si sono insediati, anche per le peculiarità e tipicità culturali e sociali.

Negli ultimi decenni però l’evoluzione tecnologica è stata sorprendente rapida e ha portato alla globalizzazione del sapere, dei manufatti e del potere. In brevissimo tempo tutto è divenuto “circolare”.

Oggi, che tutto può essere condiviso, che ogni manufatto può raggiungere qualsiasi territorio terrestre, che ciascuno può conoscere la sapienza di ogni altro uomo, oggi che tutto è “circolare”…

succede però che il sentire ancestrale e istintivo di appartenere a un branco, di difenderlo e preservarlo, la necessità atavica di proteggere il proprio territorio, fanno si che tutte queste paure permangono sia nel singolo che nella sua comunità.

Le “tutele” primordiali dell’Homo sapiens sapiens, e intrinseche nell’autodifesa del suo branco, entrano in conflitto con la contemporaneità della sua stessa evoluzione.

La paura dell’altro, diverso etnicamente e culturalmente da me e dalla mia comunità, è talmente radicata che anche solo per la difformità estetica io discrimino, percepisco dei rischi e dell’inquietudine.

E così, ancora oggi, se un cucciolo d’uomo viene prelevato da un gruppo etnico diverso e portato nel mio branco per essere allevato assimilando cultura e gestualità, cresciuto assorbendo il sentire comune che ho io e che hanno tutti quelli della mia comunità… non importa, perché comunque guardando questo ragazzo cresciuto nella mia comunità, osservando il colore della sua pelle, i suoi tratti somatici, la sua fisicità così diversi dalla mia… il mio encefalo primordiale lo percepisce comunque altro, estraneo, diverso, pericoloso.

Lo sforzo necessario per superare questo remoto sentire difensivo che ogni comunità ha intrinseco, è una fatica culturale e formativa che non si è saputa ancora adeguare alla rapida tempistica della globalizzazione, della “circolarità”, dell’evoluzione tecnocratica-economica esistente.

L’Homo sapiens sapiens ha difficoltà ad adattarsi al progresso che lui stesso ha progettato e costruito.

O forse sono solo i vecchi capi branco che, vedendosi sfuggire il potere per colpa della nuova struttura societaria “circolare” e sentendosi inadeguati a gestire l’evoluzione in atto, fanno leva sul “sentire” primordiale, arcaico, ancestrale del proprio branco per rallentarne l’inevitabile evoluzione educativa e culturale.

E tu, giovane Seid, cucciolo d’uomo cresciuto nella mia comunità, hai vissuto questa discordante evoluzione e, come migliaia di altri giovani, hai dovuto subire le ataviche paure di una comunità che non sa neppure convivere con le sole diversità esteriori-fisiche di un cucciolo giunto da una differente etnia.

L’Homo sapiens sapiens, l’uomo molto sapiente, l’uomo molto intelligente che vive in questo territorio chiamato Italia, è soggiogato da capi branco inadeguati che, per preservare il proprio potere, escludono coscientemente al proprio branco la necessaria educazione al rispetto dell’altro, chiunque sia l’altro.

E tu, giovane Seid, eri l’altro.

Articolo apparso il 6/6/2021su: https://torino.gaiaitalia.com/

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