I’M NOT A TROUBLE MAKER… una blogger italiana-nera che ha molto da scrivere!

la blogger Federica De Matthias propone la sua terza testimonianza, un interessante proseguo del primo e del secondo intervento.

I’M NOT A TROUBLE MAKER …questo vorrei dire alle donne femministe italiane: di ascoltarci e soprattutto di non pensare che noi donne nere siamo un problema aggiuntivo a cui pensare.

Purtroppo l’imbarbarimento civile e valoriale, ha influenzato persino le menti più eccelse e più all’avanguardia del Paese; i termini più usati sono: i poveri negretti, le donne nere prostitute , colf e badanti, le donne straniere… povere, maltrattate e sfruttate.

Non nego che esistano queste categorie assoggettabili ad un gruppo di persone migranti ma la migrazione non comporta come risultato l’approdo solo e unicamente di povera gente da aiutare.

Come potremmo noi donne nere, farci riconoscere, rispettare, mettere in atto le nostre volontà, capacità e qualità se siamo assoggettate, assimilate, considerate tutte come donne cretine, senza cultura, traumatizzate, volubili e approfittatrici?

È come se il sistema mediatico italiano avesse messo in atto una task force per creare una unica “immagine indissolubile” del migrante o della migrante: ci sono cascati in parecchio.

Il movimento femminista italiano ha già, per quanto mi riguarda, dei gratta capo da risolvere tra cui : ambigua interpretazione del concetto “emancipazione”, necessita di una rivoluzione linguistica e culturale in relazione allo stato attuale delle cose e una maggiore apertura verso nuovi modelli di genere e rappresentativi.

In Europa e in Usa ci sono stati e permangono nel tempo storici movimenti femministi che, nel corso degli anni, hanno compiuto studi di auto-analisi, di critica verso i privilegi del femminismo bianco, di riscatto sociale e identitario e soprattutto di decolonizzazione cultura e e sociale.

Noi donne afro- italiane, italo-africane e semplicemente afro-discenti, siamo molto acerbe.

Siamo giovani e stiamo ancora capendo quali modelli femminili di riferimento scegliere e seguire per poter creare una nostra e propria identità.

I miei modelli di riferimento da donna nera adottata sono stati cantanti afro-americane, Lauryn Hill e Nina Simone , poi crescendo, alcune poetesse, romanziere e attiviste tra cui Maya Angelou, Bell Hocks, Tony Morrison, Angela Davis e Audrie Lords; donne ben lontane da me, dal mio contesto sociale e culturale ma profondamente vicine nella continua lotta di riappropriazione e rispetto delle proprie radici ed identità.

Crescere in una società di uomini e donne bianchi, non è un passeggiata : io biologicamente non sono come loro e posso solamente accostarmi a loro per gratitudine, stima, affetto… ma la mia condizione sociale è ben diversa dalla loro: noi donne e uomini neri ci sentiamo sempre ospiti, ci sentiamo come qualcosa in più rispetto al resto: siamo sempre in uno stato di riconoscenza.

Chi ha superato il gap iniziale, che persone poco sensibili definirebbero essere perennemente in uno “stato di vittimismo”, esplode con il suo essere, attraverso l’arte, la musica, la moda, l’apparire in tutte le sue forme ; chi è più timida, si sfoga in chat private per sentirsi meno sole; altre donne ritengono ancora che una vera donna è colei che diventa madre o si sposa ; altre ancora vogliono studiare, viaggiare, affermarsi: sono donne, giovani o meno giovani, donne che hanno gli stessi desideri, progetti e aspirazioni come qualsiasi donna italiana, europea o americana.

Allora perché le femministe italiane (alcune), considerano le donne nere e/o straniere come povere migranti, colf o prostitute?

Una maggiore convivialità e confronto gioverebbe ad entrambe le parti, donne italiane e straniere, donne bianche e nere per combattere gli stereotipi legati al genere e alle disuguaglianze sociali e culturali.

Se solo riuscissimo ad ascoltarci e a fidarci, care sorelle…

Un commento

  1. Hai detto bene le femministe, alcune di loro, hanno ancora da metabolizzare il problema della donna nera e del suo riconoscimento nella società dei bianchi. Purtroppo il problema recentemente è stato acuito dalla deriva razzista di qualche politico. La donna fa fatica ad affermarsi al di là della razza e, ahimè il problema coinvolge anche noi uomini. Personalmente guardo ciò che la persona ha da dire al di là del suo essere cittadino, la persona, la sua identità, quello che ha da raccontarmi, il resto sono pregiudizi.

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