Mapplethorpe che piace ma lo si ignora

#Tendenze d’immagine di Gianfranco Maccaferri

Mapplethorpe – Ondi Timoner – USA, 2018 – al Lovers Film Festival di Torino

In 19 giorni girare un film su Robert Mapplethorpe e con un badget ridicolo, è da pazzi o da presuntuosi. In questi casi, per attenere risultati importanti, occorre una sceneggiatura solida, attori che si dedicano senza limiti, una regia forte e chiara, una organizzazione di produzione assolutamente professionale. Se poi il film è dedicato a un personaggio complesso e difficilissimo come Robert Mapplethorpe, bisogna essere dei matti solo a pensare di riuscire nell’intento.

Il film è stato realizzato con tutti i limiti imposti e dove è stato presentato (Tribeca Film Festival 2018, Austin, Long Beach, Oslo, Atlanta, Sidewalk Film Festival) ha vinto per il riscontro del pubblico, ma ha ricevuto critiche severe per la sceneggiatura.

L’attore protagonista, uno stupefacente Matt Smith usa la scena per abitare completamente il suo personaggio, per convincere tutti a guardare quel “Robert Mapplethorpe c’est moi“. Questo è, in astratto, una performance audace e perfetta, un atto di possesso, e Smith non sbaglia mai personalmente nei 96 minuti del film.

A nessuno degli altri personaggi di questo film viene dato, come per l’attore principale del film, lo spazio per costruire personaggi di rilievo. C’è un motivo per cui questo approccio è azzeccato, poiché Mapplethorpe era certamente un auto-mitologo e le persone nella sua orbita erano facilmente maltrattate o scartate come imponevano i suoi capricci e la sua grandezza artistica.

Un film in programma al @LoversFilmFest in perfetta e stupefacente sordina… addirittura non citato nel “Programma della giornata” inviato agli organi di stampa, mentre nella programmazione appare come evento speciale.

Se un film riceve il consenso entusiasta del pubblico (e noi sappiamo che al Lovers Film Festival di Torino il pubblico latita da qualche anno, anche se i dati poi pubblicati sono ovviamente entusiasmanti), perché non puntare anche su un film che incuriosisce moltissimo, che attira gli innumerevoli “amanti” di Mapplethorpe, che sicuramente può riempire le sale per più proiezioni, ovviamente se fosse reso noto che viene proiettato.

Robert Mapplethorpe, Thomas and Dovanna, 1986. © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Altra domanda: perché non è stata organizzata, ma ci sarebbero volute lungimiranza e programmazione, l’itinerazione della mostra “Robert Mapplethorpe – Coreografia per una mostra” che da pochi giorni a chiuso i battenti a Napoli? Una mostra magnifica sotto tutti i punti di vista… questa si sarebbe stata la perfetta mostra “collaterale” al Film Festival Torinese.

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