Prova a immedesimarti… con chi?

#Tendenze sociali di Gianfranco Maccaferri

Prova a fare un esperimento, un tentativo di immedesimazione!

Pensa di essere un ragazzo di famiglia immigrata …onestamente la vita non è semplice sia per i conflitti giovanili verso la famiglia, sia per le “criticità esterne”!

Pensa inoltre di avere la pelle scura, non tipo mediterranea, più scura, diciamo nera …e qui la vita si complica ancora!

Pensa di avere dei genitori che ti hanno imposto di essere musulmano e continuano a insistere sulle regole e sulla morale del Corano …è quasi impossibile per te riuscire a condividere, a nascondere o a coinvolgere gli altri tuoi coetanei in tradizioni, feste, costumi così diversi!

Pensa che in più, giusto per non farti mancare nulla, sai di essere gay, le tue tendenze affettive e sessuali sono rivolte ai maschietti …cosa vuoi di più dalla vita?

Ma non devi essere rancoroso nei confronti della vita, in fondo nessuno sceglie dove nascere, nessuno sceglie i propri genitori e di conseguenza la loro religione, non è neppure una scelta quella di essere eterosessuali, bisessuali, gay, lesbiche, transessuali, ecc. si è così, e basta!

Vivendo in Europa pensi: sono un ragazzo della generazione Millennials o post Millennials, vivo in un paese libero, dove la separazione tra lo stato e la chiesa è un dato di fatto, dove i diritti civili e individuali mi proteggono, le libertà personali sono garantite, come quella di opinione, di religione, di scelta affettiva e sessuale, ecc. tutto ciò mi permette di fare le scelte e la vita che voglio… non ho nulla da temere!

Dalla tua hai inoltre una generazione che nella maggioranza ha superato l’imbecillità della paura di chi è diverso da se stessi.

La multiculturalità, la convivenza multietnica, il vivere serenamente la sessualità, qualunque essa sia, sono caratteristiche che fortunatamente fanno parte della mentalità dei tuoi coetanei …o perlomeno di molti di loro, ecco, un consiglio: scegli loro, seleziona, distingui e ignora gli altri!

È sufficiente un solo giorno di vita da ragazzo nero, gay e di famiglia musulmana, per capire che non tutti i coetanei vivono in modo sereno la tua presenza e così scopri velocemente che il razzismo, i pregiudizi, i tabù, l’intolleranza, le discriminazioni… esistono e vivono in mezzo a noi! …o tu sei uno di quelli che raccontano che non percepiscono il razzismo e la discriminazione nella nostra società? Bene allora questa immedesimazione ti è utile per scoprire da chi sei circondato.

Pur essendo difficile la tua situazione di ragazzo nero e di famiglia musulmana devi sapere che ogni ragazzo oggetto di bullismo o discriminazione ritrova comunque nella famiglia, nel suo gruppo sociale e nelle sue amicizie, la serenità, il sostegno, la protezione, il senso di appartenenza, la stima, la solidarietà, l’amore.

Lo so, non mi nascondo dietro a un dito, per te è molto più difficile tutto questo, perché oltre ad essere non italiano DOC, oltre ad essere nero, oltre a essere di famiglia musulmana… tu sei omosessuale: sicuramente i tuoi genitori di cultura e di religione sono profondamente omofobi, quindi da loro non puoi ottenere conforto, sincerità, supporto, non puoi neppure confidarglielo che sei gay! Così anche nell’ambiente dei tuoi compaesani di etnia, l’omosessualità è una maledizione: provengono probabilmente da un paese dove il gay finisce umiliato in pubblica piazza o messo in galera. Quindi anche con loro devi nascondere chi sei e così rimani senza sostegni, appoggi, risorse in cui riposare sereno ed essere te stesso!

Considera che sicuramente i coetanei della tua stessa origine etnico linguistica purtroppo contengono elementi discriminatori molto accentuati rispetto all’omosessualità, spesso più atroci e invasivi di qualsiasi altra forma discriminatoria. Con questi ragazzi (molti tuoi amici di infanzia e di famiglia) cosa puoi fare? Essere libero di essere ciò che senti? Sicuramente la scelta è: o ignori la loro esistenza o, se vuoi continuare a frequentarli, devi apparire ciò che non sei. Il pettegolezzo poi è micidiale e sai che in pochi giorni, forse ore, il tuo essere gay giungerebbe alle orecchie della tua famiglia e questo corrisponderebbe alla tua fine.

Il bestiario umano che ti circonda è spesso ignorante, ottuso, becero… tu non puoi far altro che scegliere le persone, i gruppi, le compagnie che più sono affini al tuo essere ciò che sei; lo so che è dura nascondersi dall’affetto della famiglia, dei parenti, spesso anche degli amici… ma se sei circondato dall’ignoranza omofoba anche tra le mura di casa, non puoi far altro che tacere per sopravvivere e cercare solidarietà, supporto, iniezioni di autostima da chi ha scelto di esserti amico, di volerti bene per come sei, per quello che sei.

Credo che questo immergersi nell’esistenza di un ragazzo così diverso da te sia troppo difficile, troppo lontana dalla tua vita quotidiana, forse l’esperimento non può funzionare.

L’immedesimazione è terminata, puoi tornare ad essere il ragazzo che sei; ricorda però che le tue difficoltà, i tuoi problemi, le tue vicissitudini quotidiane, sono “leggere” rispetto a quelle che deve sopportare e con cui deve convivere un ragazzo nero, di famiglia musulmana, gay… quindi fai attenzione alle parole, ai gesti, alle scelte che fai o che dicono e fanno i tuoi amici e conoscenti … intervieni appena ti accorgi che possono essere offensive, discriminatorie, ingiuste. Almeno questo lo puoi fare senza essere un eroe o un paladino dei diritti, ma semplicemente per essere una persona libera da pregiudizi e luoghi comuni.

Un solo breve approfondimento per descrivere meglio ciò che “sente” un ragazzo figlio di immigrati, la cosiddetta “seconda generazione”: i padri migranti hanno affrontato le difficoltà dell’azione migratoria e hanno accettato il fatto di vivere in condizioni di ineguaglianza e subalternità, in previsione di un futuro migliore: loro hanno comunque realizzato qualcosa. I loro figli restano invece “sospesi” tra il modello dei padri, di cui giustamente vorrebbero liberarsi e coi quali sono spesso in conflitto, ed il modello della società ospite alla quale spesso non hanno pieno accesso.

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