Anche gli odori emarginano

#Tendenze sociali di Gianfranco Maccaferri

Il “diverso da me” può avere molti aspetti: paese di provenienza, colore della pelle, tratti somatici, cultura, religione, morale, costume, ceto sociale, scelte sentimentali e sessuali, senso estetico, culinaria e gusti gastronomici…

Ecco, fermiamoci un attimo proprio su questo aspetto che può apparire marginale ma invece può essere molto esemplificativo, quello gastronomico: se nel pianerottolo di casa sentiamo odore di pesce, di arrosto, di minestrone, sappiamo cosa mangerà il nostro vicino, ci viene l’acquolina in bocca o comunque accettiamo quel profumo, puzza, olezzo, perché ci appartiene, è del nostro vissuto, fa parte della nostra cultura gastronomica.

Se invece l’odore di cottura del cibo che persiste sul pianerottolo è un aroma a noi sconosciuto e proviene dall’appartamento in cui abita una famiglia di immigrati, i pensieri possono essere davvero contrastanti: curiosità e quindi vorremmo essere invitati a cena, oppure un sospettoso disgusto e quindi pensieri negativi con conseguenti giudizi spietati sull’inciviltà, sull’insopportabilità, sulla sfiga di avere come dirimpettai dei “diversi da me”.

Eppure parliamo sempre di odori gastronomici che in entrambi i casi possono essere indifferentemente più o meno gradevoli. La differenza è se quegli odori fanno parte del nostro vissuto e quindi risultano accettabili o se sono a noi sconosciuti e quindi risultano sospettabili, intollerabili, di cattivo gusto.

Tu, sì, proprio tu, su quel pianerottolo dove abita una famiglia di immigrati che stanno cucinando qualcosa a te sconosciuto come odore, onestamente e senza buonismi che pensieri hai? …e come ti comporti? Che parole usi entrando in casa tua e descrivendo la situazione ai tuoi famigliari?

Io? Io non entrerei a casa mia! Suonerei il campanello dei vicini e chiederei cortesemente cosa e come stanno cucinando, sperando sfacciatamente in un invito ad assaggiare la pietanza.

Curiosità, voglia di sapere, di conoscere, di scoprire… ciò che è “diverso da me”.

Perché? Semplice: ciò che è mio simile lo trovo noioso, certo mi da sicurezza, ma so già quasi tutto di lui, ciò che può darmi già lo intuisco… non mi viene neppure in mente di suonare alla vicina di casa sperando di assaggiare il suo minestrone! Ma se la mia dirimpettaia immigrata sta preparando un cous-cous o un tajine, o dosa e masala dosa, o tinolang manok, o shuqaf, …i cui odori, olezzi, puzze, profumi, mi risultano sconosciuti, allora sì che il campanello lo suono!

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