quale scelta per un giovane arabo: sentimento o utilità?

Racconti brevi di Gianfranco Maccaferri

Io sto vivendo un momento particolare della mia vita, una vita da ragazzo arabo di 30 anni, da 14 in Italia.

Ho da pochi mesi abbandonato un uomo e la casa che condividevamo: situazione affettiva, amorosa, abitativa… tutto mi sono lasciato alle spalle. Ho ripudiato l’universo che per anni ha rappresentato sia un rifugio e sia tanto amore sincero, ma purtroppo anche la vergogna e la rabbia nell’essere visto, dai miei amici e compaesani arabi, ciò che sono veramente… cioè un bisessuale.

Ho abbandonato la persona e la casa perché l’amore, il rispetto reciproco, l’intimità, la complicità e l’innamoramento che ci hanno legato, mi costringevano a vivere secondo regole per le quali mi sentivo poco a poco soffocare; sinceramente avevo voglia di vivere un po’ al limite, divertirmi esagerando, guadagnare ben oltre lo stipendio che mi da il mio lavoro… avevo, e ho voglia, di realizzare tutti i miei progetti velocemente.

Chiedo a voi, italiani, che sapete come si vive qui a casa vostra, voi che avete una morale diversa dalla mia, che avete tutto accanto: parenti, casa, affetti, amore, studio, protezione (tutto ciò che io non ho mai avuto) …vi chiedo un consiglio.

Vi lascio giudicare liberamente con la vostra onestà e così magari saprete dirmi cosa posso fare della mia vita, quale scelta devo seguire, che parole usare nel messaggio che voglio scrivere all’unica persona che amo e che rispetto.

Quali progetti voglio realizzare velocemente? Quelli che la mia famiglia al paesello mi ha inculcato in testa come importanti: una bella casa, un bel matrimonio con la ragazza da loro scelta, inviare molti soldi alla famiglia in modo che tutti siano soddisfatti e felici di me. Poi ho progetti egoistici dedicati a me stesso: una bella macchina, bei vestiti, soldi per essere guardato dagli italiani, ma soprattutto dagli altri ragazzi arabi, come uno che ce l’ha fatta, uno vincente.

Approfondisco la questione macchina: l’auto per me è fondamentale, perché è l’unica cosa davvero mia qui in Italia. Intestata a me, che mi porta dove voglio io, che mi coccola, posso dormirci, quasi abitarci, ascoltare in solitudine la mia musica, essere davvero me stesso.

Ma realizzare tutto questo, facendo una vita serena con l’uomo che amo, richiederebbe qualche anno per essere realizzato. Io ho fretta, ho l’ansia di raggiungere i miei obiettivi.

Dovendo scegliere tra il sincero sentimento e l’utilità economica, entrambi non potevo averli, ho scelto l’utilità economica.

E così eccomi qui, a soffrire dentro, a tormentarmi intimamente per ciò che ho perso, a piangere per l’unico, vero, grande amore della mia vita; ricordo sempre quel mattino che lui mi disse “Lo sai che ti voglio davvero bene” lo guardai con gli occhi lucidi dall’emozione e dalla rabbia e riuscii finalmente a dirgli: “Tu mi vuoi bene? …ma io ti amo!” e scoppia a piangere e tra lacrime e singhiozzi riuscii a urlargli: “Lo hai capito che io ti amo? Io ti amo!”.

Mai avevo pronunciato quella parola, mai avrei pensato di dedicarla a un uomo!

L’abbandono invece è stato freddo, pragmatico, senza ripensamenti immediati. Avevo scelto l’utilità, i miei progetti, le miei soddisfazioni da raggiungere velocemente ed ero convinto della giusta scelta.

Avevo programmato, calcolato, tessuto le reti utili per avere immediatamente riscontro.

L’utilità economica per me è usare gli altri: farli innamorare di me e sfruttare il loro sentimento univoco per avere soldi, comodità, disponibilità. I soggetti sono italiani adulti, “maturi”, ma deboli nella loro autostima, nel loro gestire un sentimento, normalmente frustrati dalla loro vita quotidiana, nella loro realizzazione personale.

L’uomo che amo e che ora non ho più, mi ha sempre detto che fare queste cose non porta crescita personale e che non è moralmente accettabile sfruttare i più deboli, ecc. ecc. e che tutto ciò che si fa agli altri, ritorna contro se stessi; secondo lui, se io sfrutto una persona debole, sicuramente nel tempo questa “cattiveria” mi verrà restituita in chissà quali forme. Un ragionamento un po’ buddhista… credo. Per giustificare il suo moralismo mi ha anche raccontato che si può avere riscontro di questo con la fisica quantistica… o qualcosa del genere, ma a quel punto le mie capacità di comprensione erano esaurite.

So che il mio metodo per guadagnare soldi o avere comodità è lontano dalla morale occidentale; ma sono convinto che lo sfruttare le debolezze psicologiche degli altri, se non lo faccio io… c’è sicuramente un altro ragazzo che usa quelle persone. Quindi meglio che sia io piuttosto che un altro.

E così da qualche mese mi ritrovo con il mio stipendio intero, una casa disponibile di cui non pago nulla, e altri due stipendi quasi interi che posso gestire a mio piacimento.

È stato molto semplice: un uomo frustrato per la sua omosessualità l’ho fatto innamorare di me nuovamente, così mi ha messo a disposizione un alloggio e mi fornisce il mio secondo stipendio… ma non pensate male, io in cambio gli do solo parole, pazienza, e qualche mio indumento intimo usato, lui si accontenta di questo. D’altronde ho promesso all’uomo che amo che con nessun altro maschio avrei fatto sesso, solo con lui perché con lui facciamo l’amore! Che è ben diverso dalla ginnastica sessuale che pretendono da me gli omossessuali che vorrebbero avermi come prostituto. Questo uomo che oggi mi fornisce un’ulteriore stipendio, lo avevo conosciuto appena arrivato in Italia e mi ha sempre aiutato con i soldi e la bella vita, ma non ha mai pensato che io avevo bisogno di scuola, di specializzarmi, di crescere come un qualsiasi ragazzo necessita. Così è giusto che oggi paghi per le mie necessità!

L’altra situazione che ho costruito e che mi procura il terzo stipendio, è una donna che si è perdutamente innamorata di me. All’inizio speravo fosse “matura” e saggia, che in qualche modo potesse sostituire anche sentimentalmente l’uomo che amo, invece si è rivelata solo una poverina che posso usare per avere compagnia quotidiana, per fare sesso e per avere soldi.

Lo penso sinceramente: questa donna di cinquant’anni che si è follemente innamorata di me che ne ho 30, è sicuramente una persona a cui piace essere soggiogata e trattata da schiava; non esagero, davvero, dovete credermi, perché da me accetta tutto e mi da tutto ciò che ha, tutto ciò che io voglio avere da lei.

Una donna che non ha capito che io la uso, che mi fa comodo averla accanto, che di lei poco mi importa, una cinquantenne persa in un amore che non esiste, ma fortunatamente lei non ne è consapevole.

Come potrei innamorarmi io di una donna “matura” che sale in macchina con me quando sono ubriaco, che si diverte quando io guido da strafatto… una donna così non sa proteggermi, non sa il valore della sua vita, figurarsi della mia.

Una donna che invece di dedicarsi ai suoi figli, si consacra a me; una persona così non la posso valutare più che una demente. Lavora, si può anche prostituire, tutto per poter dare a me i soldi che guadagna e che io le chiedo.

Non pensavo esistesse e invece sì, eccola qui, accanto a me che mi fa l’amore, che accetta e asseconda ogni mio desiderio, che è felice quando io godo, quando le dico brava, quando le dedico un sorriso, quando la chiamo “amo”.

Una signora che sa, sin dall’inizio del nostro rapporto, che al paesello in Tunisia sto mettendo a posto casa per accogliere la mia futura giovane e bellissima sposa, la ragazza che i miei genitori hanno scelto per me, eppure lei mi da i soldi che guadagna per quella casa, per il mio matrimonio, perché io sia felice e soddisfatto nel portare avanti i miei progetti. Probabilmente nella sua testa pensa a una mia doppia vita: una al paesello tra moglie, figli e parenti per 20 giorni l’anno, e una qui in Italia con lei.

Invece, l’uomo che amo mi ha sempre detto: “Tutto ciò che riguarda il tuo paesello, la tua famiglia, il tuo futuro matrimonio, la tua nuova casa… sono cazzi solamente tuoi! Io non voglio entrarci in quei progetti, sono problemi tuoi, non nostri e quindi non ti aiuterò in nessun modo.” Lui poteva fare un prestito in banca che io gli avrei pagato mensilmente e così tutti i miei progetti sarebbero stati realizzati velocemente; invece non lo ha voluto fare e allora eccomi qui, con una donna utile solo a fornirmi un mio terzo stipendio.

Lei pensa di proteggermi, di farmi del bene, di riversare su di me la sua esperienza, il suo saper vivere, la sua saggezza… e invece sono io che ho un lavoro ben retribuito e poi l’ho anche trovato per lei, sono io che decido come e quanto spendere… e soprattutto quanto risparmiare per i miei progetti futuri.

Vi faccio un esempio di quanto è inaffidabile come persona, come donna “matura”, come possibile compagna di vita: l’altra sera, finito il lavoro e con davanti due giorni di riposo, abbiamo deciso di divertirci un poco e così siamo andati a fare aperitivo, a mangiare, a bere. Poi un giro in macchina, guidando pur essendo ubriaco e con lei felice, spensierata, lei era accanto a me che cantava e metteva musica. Non so come, all’improvviso, mi è venuta l’idea di andare al mare e così ho preso l’autostrada e via… sino alla spiaggia e all’odore intenso del mare. Al mattino, facendo colazione in un bar sulla spiaggia e svanendo l’effetto dell’alcool, mi sono reso conto che in tasca avevo pochi soldi, sicuramente non sufficienti per vivere due giorni e poi per tornare; quelli che avevo in banca li avevo tutti spediti al paesello in Tunisia per i miei progetti futuri. Fortunatamente ho poi chiesto all’uomo che amo di caricarmi la carta di credito e così ho risolto… ma pagando un caro prezzo: “Perché sono nuovamente io a sciogliere un tuo problema? Non sei con una donna cinquantenne? Allora rivolgiti a lei visto che ha coscientemente deciso di seguirti in questa tua avventura. Non devi essere tu a risolvere il problema visto che hai trent’anni anni, ma lei che ne ha cinquanta. Che persona, che donna è una che non sa proteggere neppure se stessa? Come puoi pensare di farci affidamento? Come puoi minimamente pensare di costruirci qualcosa insieme? Come puoi vedere nel tuo futuro una vita con una così demente? Adesso vi arrangiate!”. Poi, come succede sempre, nell’arco di mezz’ora gli è passata la rabbia e mi ha fatto l’accredito. Ecco, in quel momento ho verificato e constatato che lei è pericolosa per me! Perché non sa proteggermi, tutelarmi, salvaguardarmi dalle mie cazzate.

Oggi sono sdraiato nell’abitacolo della mia nuova auto, stanco dal lavoro e depresso per la mia situazione, per le persone che mi circondano. Riesco a essere felice e soddisfatto se penso ha quanto sono riuscito a costruire in pochi mesi: la casa al paesello, la macchina che mi piace e, nell’arco di ancora qualche mese, avrò i soldi per un bel matrimonio… ma sono stanco mentalmente, svuotato sentimentalmente e affettivamente, sono infelice del mio quotidiano, delle parole che ascolto perché non sono queste le parole che ho imparato ad amare, sono sfinito dagli sguardi che mi giungono perché ben altri occhi vorrei dentro i miei, sono nauseato degli odori di un corpo che non sopporto più, ma mi sta accanto, appiccicato… non è questo il corpo che vorrei avere al mio fianco, infatti sono in macchina da solo.

Non sono più sicuro di poter continuare, lo sconforto per lo squallore che mi circonda è pesante. Ma so che l’uomo che amo non cambierà mai idea rispetto al mio voler tutto e subito. So anche che sta cercando di iniziare una nuova relazione e la mia gelosia mi sta torcendo lo stomaco. Voglio tutto, subito… compreso lui accanto a me, i suoi consigli, i suoi pensieri, i suoi progetti …e l’altra sera mi ha mandato un messaggio: “Non credo di aspettarti ancora per molto, hai scelto l’utilità rispetto al sentimento, allora… sei felice della tua scelta?”

Non so se rimanere nel silenzio e nel buio che mi circonda lasciando immutata la mia situazione o prendere il telefono e mandargli un messaggio: uso parole di appagamento e soddisfazione per quanto ho costruito con i 3 stipendi mensili… o parole che raccontano la mia devastante povertà sentimentale?

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