Una legge per l’arte e l’autolesionismo degli artisti

Michelangelo Pistoletto, L’universo speculare, 2004. Palazzo di Giustizia, Pescara.
Foto Giovanni Tavano

#Tendenze d’immagine di Gianfranco Maccaferri

Una legge per la bellezza, l’arte, la cultura di tutti i cittadini

Esiste una legge dal 1949 (e ancora grazie ai politici dell’epoca così lungimiranti e impregnati di cultura) che obbliga la presenza dell’arte là dove esiste edificio pubblico.

Una legge importante per la cultura, per l’arte, per gli artisti, per i cittadini, per lasciare segni tangibili della nostra epoca, una legge precisa, dettagliata, applicabile facilmente… e praticamente ignorata da tutti gli Enti pubblici.

Per un cittadino l’essere attorniato non solo dai segni del passato ma anche da quelli contemporanei, è un fatto importante per il riconoscersi nel paese in cui vive, il suo sentire la cultura condivisa, il suo orgoglio di essere cittadino di un paese che lascia segni tangibili della propria espressione, civilizzazione, costume.

Nel corso degli anni la legge è stata scarsamente applicata anche per la sua limitata diffusione, rendendola, di fatto, quasi inutile sia dal punto di vista sociale che culturale; una inadempienza che, se rilevata in fase di conclusione dei lavori di costruzione di un edificio pubblico, comporta di fatto la non collaudabilità dello stesso.

Una legge così importante che se non applicata impedisce il collaudo di ogni edificio pubblico dal costo pari o superiore a 1 milione di euro.

Qualora il progetto architettonico non preveda l’opera d’arte, la percentuale di spesa ad essa destinata verrà devoluto all’acquisto e all’ordinazione di opere d’arte mobili, di pittura e di scultura, che integrino la decorazione degli interni.

Altra alternativa per la amministrazione inadempiente è versare la somma relativa alle opere mancanti, maggiorata del 5%, alla Soprintendenza competente per territorio, la quale si sostituisce alla amministrazione interessata per l’adempimento degli obblighi di legge.

Quindi, comunque, l’applicazione di questa legge sarebbe un beneficio tangibile per tutti i cittadini.

Purtroppo la legge ha subito pessime modifiche negli anni, come quelle relative agli ambiti di applicazione, escludendo scuole, università, case popolari.

Ma come, proprio dove c’è più bisogno di cultura, bellezza, arte, è stato abolito l’inserimento di opere d’arte? …purtroppo si!

Pensate quanto sarebbero diverse scuole, università, quartieri popolari, se contenessero opere d’arte importanti, che flusso di interessati attirerebbero, che sinergia si creerebbe tra gli studenti di quegli edifici, tra gli abitanti di un quartiere e le installazioni artistiche. La bellezza, il pensiero artistico, la provocazione che l’arte comunque contiene sarebbero a beneficio della quotidianità di tutti.

Ma non è così!

La legge, come già sottolineato, inspiegabilmente non è molto applicata, occorre quindi che artisti, storici, critici, curatori dell’arte si propongano come sentinelle del proprio territorio per pretenderne la piena applicazione. Non è difficile: basta una lettera raccomandata al direttore responsabile dei lavori, una alla Corte dei Conti e una all’amministratore dell’Ente che ha finanziato l’opera edile …e sicuramente la legge viene applicata. Sì, perché si rischia la non collaudabilità dell’edificio pubblico.

Certo, nelle grandi opere pubbliche difficilmente non applicano questa legge sin dall’inizio della progettazione, ma è nelle periferie, nei centri minori che la legge è praticamente totalmente disattesa.

Non si capisce la disattenzione a questa legge da parte di chi ne otterrebbe più beneficio: gli artisti stessi. Artisti che hanno sindacati e associazioni, eppure il silenzio assoluto dimostra l’artistico autolesionismo. Tutto ciò, non solo va a scapito loro, ma soprattutto va a danno della popolazione tutta che rimarrà orfana di opere d’arte!

Negli anni ’80 e ’90 diverse polemiche e prese di posizione di artisti importanti, ma anche di giovani artisti emergenti, permisero la divulgazione della legge anche negli enti pubblici minori e in alcuni casi una felice applicazione della stessa; purtroppo la sensibilità artistica-culturale e dei nostri amministratori locali e la loro ignoranza sul rapporto proficuo tra la vita sociale e l’arte, è di ostacolo a un dialogo costruttivo… ma è davvero molto semplice pretendere l’applicazione di questa legge in quanto è un obbligo, non è una scelta politica o economica.

Incomprensibile rimane l’atteggiamento autolesionistico degli artisti, soprattutto se si considerano i soldi messi a disposizione per ogni edificio pubblico:

  • due per cento per gli importi pari o superiori ad un milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro;
  • un per cento per gli importi pari o superiori ad cinque milioni di euro ed inferiore a venti milioni;
  • 0,5 per cento per gli importi pari o superiori a venti milioni di euro.

Cifre importanti che permetterebbero la realizzazione di opere d’arte significative.

Oltretutto è da notare che le ultime “linee guida” del 2017 affrontano la problematica della selezione dell’artista, in modo serissimo, tale da aver fiducia sulla qualità dell’opera da inserire nel contesto architettonico.

Come detto non è ne difficile ne “pericoloso” pretendere l’applicazione della legge…basta un poco di buona volontà… soprattutto tra gli addetti ai lavori.

La legge del 2% e l’arte negli spazi pubblici. Legge n.717 del 1949” è un libro che racchiude la storia di questa legge, le opere artistiche realizzate grazie ad essa; al sito dedicato si può trovare tutta la documentazione delle opere realizzate con fotografie che aiutano davvero a capire il perché questa legge è davvero importante per la popolazione tutta.

Scarica il decreto: Norme per l’arte negli edifici pubblici – Aggiornamento delle “Linee guida per l’applicazione della legge n. 717 del 29 luglio 1949” predisposte con decreto il 15 maggio 2017, è un testo scritto in modo comprensibile ed è molto interessante!

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