Generazione Strangelove …dove il coming out è inutile e discriminatorio.

#Tendenze sociali di Gianfranco Maccaferri

Alex Strangelove è un film sull’età adolescenziale contemporanea, per questo è da guardare, da scrutare, da interpretare, da gustare per capire in cosa, come, con quali finalità sta vivendo la generazione post millennials.

All’interno della storia ci sono novità importanti: gli adolescenti si accettano per quello che sono e accolgono amici e conoscenti come persone e non per gli stereotipi che devono rappresentare.

Bisessualità e omosessualità non sono più ne tabù ne argomento di derisione o discriminazione!

Robert Mapplethorpe, Thomas and Dovanna, 1986. © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Le situazioni omofobe raccontate nel film sono due: i genitori di un ragazzo gay che non hanno accettato il coming out del figlio e un episodio di derisione e bullismo in età puberale (bullismo che inciderà profondamente sul personaggio principale che lo ha subito).

Tra il gruppo di adolescenti, nelle feste, nella scuola, nel loro mondo… mai un atteggiamento negativo o discriminatorio riferito alle scelte e alle tendenze sessuali e affettive che ogni ragazzo vive.

Realistica è la contrapposizione tra la descrizione del bullismo vissuto dal protagonista in età puberale e l’apertura mentale degli amici e dei compagni di scuola diventati adolescenti che permette il superamento del trauma e lascia spazio di analisi per un percorso di sincerità interiore graduale ma molto intenso.

Quello che viene proposto è un mondo adolescenziale libero da pregiudizi razziali e sessuali, certo ci sono derisioni e ironie sul sesso, ma i ragazzi non ostacolano, non giudicano, non ghettizzano le scelte di ciascuno; vengono discusse, approfondite, infine accettate per quello che sono. Giustamente, essendo un mondo di adolescenti, lo scherno, le risate, il sarcasmo, la beffa abbondano e sono sane!

Questo racconto su una realtà libera dall’omofobia stupida, ignorante, antistorica è ambientata tra i giovani post millennials e significativamente le uniche negatività sono appunto riferite ai genitori di un ragazzo gay e al bullismo omofobo dell’età puberale.

L’accettazione dell’altro non ha muri causati da preconcetti o luoghi comuni, le affinità o le esclusioni sono determinate solo in base a interessi, attinenze, amicizie, innamoramenti, e soprattutto viene esaltato il ruolo del candore e della schiettezza senza omissioni o paure celate, la sincerità quale elemento fondante dei rapporti di amicizia.

Una situazione di studenti adolescenti dove non è importante se sei bianco, nero, forte, smilzo, goffo, grasso, etero, bisessuale o gay… l’importante è la sincerità del rapporto interpersonale nello scoprire serenamente chi sei e cosa vuoi.

Poi tutti noi sappiamo che in famiglia e all’esterno ognuno decide se, cosa, come dichiarare il proprio orientamento sessuale/affettivo, ma questo rappresenta il mondo esterno al gruppo, ed essendo il film dedicato all’adolescenza, il mondo esterno giustamente è lontano.

Il coming-out sembra roba vecchia, di una generazione passata, una questione che tra ragazzi non ha più senso: la normalizzazione dell’essere ciò che si è!

Propongo esempi italiani molto esemplificativi su questa nuova mentalità: Mahmood dichiara: “Andare in tv da Barbara D’Urso per raccontare la propria omosessualità mi sembra imbarazzante: così si torna indietro di 50 anni”, ma anche: «La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro. Io sono fidanzato, ma troverei poco educata la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato. Specificare significa già creare una distinzione», e nel 2017 Michele Bravi: “Non vorrei usare etichette, appartengono alle vecchie generazioni e discendono da un modo di ragionare che considero superato e anche un po’ discriminatorio. Preferisco parlare di relazioni fluide. Non ho bisogno di fare coming out perché nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo, e penso che nessuno dei miei coetanei si tirerebbe indietro se gli capitasse di provare un’emozione per una persona dello stesso sesso“.

Ecco, questo è di fatto e finalmente il superamento di una mentalità vecchia basata sulla contrapposizione, sul nemico, sulla paura del diverso, che ha provocato e continua a fare danni enormi: bullismo, violenza, ignoranza, razzismo, discriminazioni di ogni genere… ma la nuova realtà (certo per ora è ancora solo una sottocultura) deve essere aiutata a diffondersi, a essere condivisa, a essere amata.

Trovo quasi rancoroso l’atteggiamento e la presa di posizione di chi, invece di esaltare, sentirsi felice, speranzoso per il futuro rappresentato da una nuova generazione diversa nei valori e nei costumi da quelle precedenti, assume posizioni ostili e nemiche: “Caro Mahmood… Libero di vivere la tua vita privata come meglio credi, ed eventualmente di non raccontarla, ma sarebbe il caso di evitare fastidiosi voli pindarici per provare a motivare quel silenzio, quella mancata verità. Perché così facendo si finisce per prendere in giro un’intera comunità che tutta questa inclusione, questa parità di diritti, questo ‘volemose bene’ generazionale, fatica persino ad immaginarla.” Gay.it – Federico Boni -18 febbraio 2019.

Un messaggio vecchio, appunto! E soprattutto sterile come sostenere che le parole di Mahmood sono il “silenzio” e “mancata verità”. Solo chi ha paura del cambiamento dei costumi, dei pensieri e della mentalità rimane ancorato a quelli passati e vede negativo e castiga chi osa vivere e pensare diversamente e positivamente. Non saper leggere i cambiamenti, non saperli individuare, riconoscere, collocarli correttamente è sterile e non potrà che rimanere emarginato.

Molti giovani ragazzi bisessuali e gay, proprio perché inclusi serenamente in gruppi di conoscenze e amicizie, a scuola, negli ambienti che frequentano, non hanno necessità di coming out, spesso neppure in famiglia! A cosa serve dichiarare ciò che tutti già sanno o ciò che per gli altri non è rilevante? Ovvio che vivono anche situazioni ostili, a volte discriminatorie, ma se hanno la serenità interiore hanno anche la forza per rispondere adeguatamente a queste provocazioni.

La “normalizzazione” che contiene il film Alex Strangelove coniugato con il modo di pensare e le parole di ragazzi come Mahmood, è da esaltare, da proporre come riferimento, da divulgare e, se ci si riesce, da fare propri.

Queste rappresentazioni, questi pensieri, queste parole sono ciò che di positivo le nuove generazioni vivono e propongono a tutti noi e che dovremmo prendere come riferimento… ma purtroppo non hanno “portavoce” e spazio proprio nelle pagine web dedicate all’atrofizzato “mondo”, “comunità”, “universo” omosessuale. Caro ragazzo… mi spiace, ma quello spazio te lo concedono solo se vieni bullizzato, massacrato, umiliato, discriminato… o se fai coming out! Se continui e insisti a vivere serenamente la tua omosessualità senza coming out… non sei interessante.

Felicità e tristezza.

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