La devianza in un bestiario umano con divisa

Chi sono gli agenti di stato che hanno torturato, picchiato, violentato, massacrato le persone incarcerate, persone che invece gli agenti avrebbero dovuto tutelare?

Non mi interessano i loro nomi… mi interessa il loro percorso di formazione, la loro cultura, la loro morale, il loro pensiero e soprattutto la loro opinione rispetto alle persone che sono chiamate a tutelare.

Ma queste persone…

Chi le ha istruite, addestrate, educate a fare quel lavoro?

Chi le ha selezionate? Chi le ha scelte dal punto di vista psico-attitudinale?

Chi gli ha dato gli strumenti culturali, umani e professionali per svolgere quel delicatissimo compito?

Perché persone così “fuori” da quelli che sono i dettami della costituzione hanno invece una divisa e soprattutto rappresentano l’istituzione democratica in uno dei luoghi più sensibili della nostra società?

Attenzione: non stiamo parlando di un drappello sparuto e emarginato di agenti deviati, ma di centinaia di individui, di tutte le età ma soprattutto dai quaranta ai sessanta anni.

Le domande che nessuno si pone sono:

che bestiario umano è quello che picchia violentemente persone disarmate, denudate e prive di ogni possibilità di difesa?

che formazione professionale hanno persone che gratuitamente e senza motivazioni oggettive perquisiscono violentemente tutte le celle e impostano in tutte le camerette le televisioni accese senza possibilità di spegnimento, a volume alto, per giorni interi?

che umanità è quella che lascia senza cibo i detenuti che da loro dipendono in tutto e per tutto?

che umanità è quella che si manda messaggi di autoesaltazione per le torture progettate e poi perpetrate?

Ma queste persone, quando sono sole davanti allo specchio, come si vedono, cosa pensano di se stessi?

Ma queste individui così lontani dalla comune umanità, dal senso di rispetto della persona, chiunque essa sia… questi individui intimamente cosa meditano, cosa amano, cosa in realtà li fa stare bene o sereni o felici?

E ancora insisto: perché persone così lontane dai dettami della costituzione hanno voluto (e gli è stato permesso) di indossare una divisa? Quale è il loro scopo e che soddisfazioni cercano nel lavoro che hanno scelto?

E non venitemi a raccontare di stress da lavoro o turni massacranti o di sotto organico… spero nessuno abbia il coraggio di paragonarli ai medici e agli infermieri durante la pandemia o ai dipendenti di Amazon o ai corrieri che consegnano i pacchetti… categorie che purtroppo subiscono stress, stanchezze fisiche e mentali pesantissime … eppure non diventano macellai o torturatori per sfogarsi dalla quotidianità lavorativa stressante e frustrante.

E allora perché persone con le quali probabilmente condividiamo un caffè, una serata tra conoscenti, una chiacchierata al pub, persone apparentemente equilibrate… in determinate situazioni di lavoro diventano torturatori di altri uomini totalmente indifesi?

L’incredibile è che è stato il nostro sistema democratico ad allevarli e farli crescere professionalmente, a promuoverli, a dare loro decoro e onore…

Da dove nasce la devianza collettiva di questa categoria di lavoratori che li porta a usurpare, schiavizzare, seviziare fisicamente e mentalmente persone indifese, disarmate, nude.

Una devianza storica perché in Italia gli ultimi vent’anni sono purtroppo costellati da molteplici fatti tragici che coinvolgono gli operatori di stato all’interno delle carceri, fatti che determinano una costante, un perpetuarsi invariato che suscita indignazione iniziale e poi un silenzio complice.

Ecco, forse solo approfondendo, studiando, andando alle radici di questa devianza diffusa e abnorme… si potrà ricostruire una professione importantissima, certamente difficile, ma determinante per uno stato democratico.

Probabilmente solo una nuova generazione di operatori senza radici inquinate potrà essere la soluzione.

Per Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, «se le proporzioni fossero davvero quelle che sembrano emergere, quanto accaduto confermerebbe che il sistema complessivo non funziona, che l’esecuzione carceraria va reingegnerizzata e che l’Amministrazione penitenziaria va rifondata».

La Ministra Catarbia ha descritto quanto accaduto come un’offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e uomo della polizia penitenziaria deve portare con onore per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere”. W ha poi sottolineato il tradimento della Costituzione: l’articolo 27 esplicitamente chiama il “senso di umanità”, che deve connotare ogni momento di vita in ogni istituto penitenziario”.

Bene… vedremo nel tempo necessario tra le parole ai fatti cosa ancora accadrà!

Ma perché nessuno si interroga, chiede spiegazioni, indaga, approfondisce, sviscera i perché della “devianza” collettiva esistente in quell’ambiente, tra quei lavoratori, tra quegli individui?

2 commenti

  1. Buongiorno. Mi permetto di ripubblicare il tuo articolo.
    Perché nessuno si domanda? Perché siamo stati educati ad essere pensati e non pensanti. Perché le vacanze estive sono la nostra transumanza, alziamo la testa un momento ma poi torniamo a brucare.
    Grazie che ci sei. Buona domenica. Muuuuu.

    Piace a 1 persona

  2. L’ha ripubblicato su AUACOLLAGE e ha commentato:
    Ho ripubblicato questi pensieri ….
    Da leggere, da meditare, passiamo la vita a doverci vergognare del comportamento dei nostri simili e, ormai, stupisce il fatto che qualcuno commenti la nostra condizione di bestie.
    Ormai siamo mandria da spostare per la transumanza delle vacanze estive, alziamo la testa un momento e poi ricominciamo a brucare indisturbati…tanto.😔

    "Mi piace"

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