Omran – ma… gli italiani sono razzisti?

Omran, 26 anni, senegalese, da 10 anni vive in Italia.

La serata si sta concludendo e i miei due amici, arrivati da Parigi, hanno deciso che si rimettono in viaggio per il rientro. Ancora qualche minuto per raccontarci le ultime storie e farci gli auguri e i saluti. Parcheggiamo l’auto di fronte a un bar, restiamo a chiacchierare qualche minuto. All’improvviso ci accostano due auto delle forze dell’ordine e gli agenti ci chiedono i documenti e cosa stiamo facendo. “Nulla, chiacchierando, perché?” La loro risposta arriva al termine del controllo dei documenti. “è il proprietario del bar che ci ha segnalato una macchina sospetta con a bordo tre ragazzi neri”. “Macchina sospetta? È un’auto da 90.000 euro, nuova, come fa a essere sospetta?”. Un agente ci spiega che “sospetto” è che una macchina di quella fascia di prezzo con all’interno 3 ragazzi giovani, neri, è parcheggiata davanti a un bar da diversi minuti e i passeggeri si soffermano all’interno a chiacchierare. Poi, quasi scusandosi, giustifica l’ intervento: se giunge una segnalazione, loro devono comunque appurare la consistenza e l’eventuale pericolosità di quanto segnalato.

Conclusione: 3 ragazzi giovani, neri, a bordo di un’auto nuova di lusso, per qualche italiano è un fatto sospetto! …e se questo italiano è un imprenditore nel settore della ristorazione e del turismo, in un paese che vive soprattutto di turismo internazionale, come e dove collochiamo la cultura del turismo?


Passeggiando serenamente nella via centrale chiacchierando e ridendo con il mio amico, siamo passati accanto a due uomini uno dei quali al guinzaglio aveva un cane apparentemente tranquillo ma che, al nostro avvicinarci, ha iniziato ad abbaiare e ringhiare. Il proprietario del cane, appurato il perché della reazione improvvisa del cane, ha iniziato a ridere e rivolgendosi al suo compare ha esclamato soddisfatto: “Hai visto come l’ho addestrato bene? Non se ne fa sfuggire neppure uno di questi negri! Questi poi sono in due” e la risata diventa ancora più compiaciuta “…se lo sgancio dal guinzaglio li sbrana”.

Conclusione: Continuiamo tristemente e un po’ sconvolti la nostra passeggiata…nessuno dei due ha avuto più voglia di chiacchierare dopo la scoperta che anche i cani vengono addestrati a ringhiare contro chi è nero.


Finita cena in bel ristorante usciamo a fare due passi ma, appena fuori dalla porta due signori, guardandoci stupiti, si esprimono in questo modo: “L’Italia spende 35 euro al giorno per mantenerli e loro vanno al ristorante… e addirittura in un ristorante come questo!” Il mio amico ironicamente risponde: “Due ignoranti razzisti che vanno in un ristorante come questo? Non c’è davvero più morale in questo paese!” Gli insulti, le provocazioni volgari, gli atteggiamenti offensivi dei due signori non ottengono più alcuna reazione da parte nostra, ma la scena fa si che si costituisca un gruppo di osservatori curiosi. Vedendo l’animosità dei due decido di chiamare le forze dell’ordine in quanto trovo offensivo ma anche umiliante l’intera situazione. Gli agenti come prima cosa chiedono i documenti a noi, mentre ai due bianchi, italiani e visibilmente autoctoni, nulla è richiesto. Quando chiedo spiegazioni sul perché è necessaria la nostra identificazione e non quella dei due… un agente inizia a convincermi di stare calmo, di lasciare perdere, di non esagerare. A quel punto invece io chiedo in modo fermo che i due vengano identificati in quanto intendo sporgere denuncia! Chiedo inoltre di identificare anche le persone attorno in quanto testimoni degli insulti e delle minacce ricevute. Gli agenti a quel punto parlano con i due signori e fanno in modo che proseguano il cammino sino all’ingresso del ristorante. Il mio amico, non volendo perdere ulteriore tempo per quello che per lui è “un fatto normale”, mi convince ad allontanarci e a proseguire la serata. Improvvisamente e inaspettatamente ci raggiunge il proprietario del ristorante e scusandosi della mortificante situazione, ci invita a tornare come suoi graditi ospiti quando vogliamo.

Conclusione: pur essendo evidente chi insultava e derideva con espressioni razziali pesantissime, l’identificazione è stata fatta solo a noi che, impietriti e silenziosi, subivamo l’ignoranza di due distinti signori italiani D.O.C.


Questo è uno spazio che permette di conoscere e di capire come si manifesta e come si percepisce la discriminazione nella vita quotidiana italiana. Se vuoi che la tua esperienza venga conosciuta e condivisa, inviaci un breve racconto a questa e-mail: gf.maccaferri.blog@gmail.com oppure vai direttamente in contatti

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