L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore… occasione persa!

#Tendenze d’immagine di Gianfranco Maccaferri

È intitolata L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore, la prima mostra temporanea al Museo M9, aperta sino a domenica 16 giugno 2019 negli spazi al terzo piano del complesso museale di via Pascoli 11 a Venezia Mestre. M9 è il grande Museo multimediale del ’900 al centro del nuovo distretto di rigenerazione urbana che affianca l’innovazione culturale e tecnologica, al retail, all’intrattenimento e ai servizi.

CATALOGO MOSTRA PER VISIONARE CON SERENITÀ LE 230 FOTOGRAFIE

Il comunicato stampa ci racconta: artisti (e già qui ci sarebbe da ridire molto nell’usare la parola “artisti” quando si accomunano 24 esperienze di fotografia molto diverse tra loro) che hanno saputo fissare nelle loro immagini storie del Novecento che sono il frutto di un percorso e di un progetto artistico (e ci risiamo) originale e coerente, … una vera e propria antologia di “letture visive” filtrate attraverso la loro personale visione.

Diciamo subito una cosa fondamentale: su 24 storie solo tre sono di donne! Conoscendo bene la fotografia italiana si può sostenere che qui le mancanze sono pesanti.

Una esposizione collettiva inutile, una accozzaglia di mostre (di grandissimi fotografi) che per anni sono state itineranti in ogni spazio espositivo, in ogni circolo, in ogni galleria fotografica e oggi si ritrovano accostate e assemblate in un’unica esposizione. Negli anni 70 e 80 “Il Diaframma”, galleria fotografica a Milano dell’incontenibile e vulcanico Lanfranco Colombo (galleria che ha segnato (lei sì) la storia culturale e artistica della fotografia in Italia), aveva esposto e poi reso itinerante centinaia di mostre fotografiche tra cui la maggioranza di quelle presenti in questa inutile collettiva che Denis Curti ha curato per il Museo M9 di Venezia Mestre.

Attenzione: i fotografi scelti sono “maestri”, le immagini sono quelle che hanno fatto la storia della fotografia italiana famosa nel mondo, ma è il loro stare insieme che risulta superficiale, senza idea, senza una coerenza di progetto. Sembra il “museo delle cere” delle esposizioni di 40 anni fa.

Se sei un nostalgico e vuoi riviverti ciò che avevi visto 40° anni fa, questa è la mostra che fa per te.

Se pensi a una selezione di immagini inusitata o a un nuovo modo di proporre, accostare, trovare significati, segni, codici, sintassi che ti facciano capire e interpretare nuovamente la fotografia dell’ultima metà del secolo scorso… non andare a vedere questa collettiva di mostre fotografiche; rimarresti deluso e arrabbiato per l’occasione mancata.

Certo che se questa mostra ha un significato per i soggetti che le fotografie contengono e il suo valore è quello storico di “testimonianze” che raccontano gli italiani  e la loro vita, allora è una bella mostra di documenti.

Poteva essere l’occasione per far scoprire ai millennial e agli adolescenti post-millenial (generazione Z) la fotografia italiana “madre” delle immagini che oggi loro consumano. Quella fotografia che ritraeva sì i costumi, gli ambienti, i volti, i gesti, ovviamente contestualizzandoli nell’Italia dell’epoca, ma era la cifra estetica e culturale di questi maestri e del loro intendere fotografia che ha collocato quelle sintesi fotografiche al centro della cultura estetica italiana e che ha così pesantemente condizionato il modo attuale del “saper vedere”.

Peccato… perché oggi ci sarebbe molto da studiare e analizzare le scelte culturali, compositive ed estetiche di quei maestri, giusto per collocare correttamente i selfi attuali e i miliardi di fotografie fatte oggi quotidianamente per dimostrare che “io c’ero” o “io ci sono stato”.

Riassumendo: tralasciando l’esposizione, sono i fotolibri di questi immensi maestri della fotografia italiana che sono da avere! Con loro, serenamente e soffermandosi il tempo utile (dilatato o ristretto), si impara molto del nostro “saper vedere” attuale.

Per conoscere meglio gli autori, le loro opere, le loro ricerche fotografiche:

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